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Tra 25 anni gli over 80 saranno il doppio: «E l’emergenza Case di riposo scoppierà» - L'ARENA del 13/1/2025

Camilla Ferro 13 gennaio 2025

Volpe, presidente di Uripa, lancia l’allarme: «La politica non investe sulla vecchiaia con grave impatto socio-economico»

«Se la politica non comincia subito ad occuparsi degli anziani investendo su servizi e strutture per la loro assistenza, tra 25 anni la situazione sarà drammatica». Perché tra 25 anni, cioè nel 2050, gli attuali 67.945 veronesi over 80, molti dei quali non autosufficienti e soli (39.469 sono vedovi, divorziati o mai coniugati) diventeranno 117.545.

 Quasi il doppio. Senza possibilità di essere accuditi a domicilio per i costi insostenibili e senza strutture sufficienti per accoglierli tutti. Si investisse anche in nuove Rsa, non ci sarebbe comunque la possibilità, già oggi difficilissima, di garantirne il funzionamento vista la carenza di personale.

I numeri

«Attualmente in Veneto mancano tremila Oss e non meno di millecinquecento infermieri», lancia l’allarme Roberto Volpe, presidente di Uripa, l’Unione Regionale degli Istituti per Anziani del Veneto, che raccoglie 347 strutture pubbliche e private per un totale di 32.983 posti letto accreditati per non autosufficienti.

«Che si aspetta ad occuparsi di questa emergenza sociale che sta mettendo in ginocchio il Paese? La politica deve affrontare concretamente, con lungimiranza, il problema, cosa che invece non fa perchè la “vecchiaia“ non produce consensi. Non è popolare».

E attacca: «Perchè il nostro presidente Zaia da ultimo si è occupato tanto di Pedemontana e non delle Rsa, ad esempio? O, quanto meno, perchè non ha fatto entrambe le cose destinando parte degli introiti dei pedaggi in servizi per i vecchi? Perchè nel dibattito sulla finanziaria dello Stato si è parlato di tutto tranne che di non autosufficienti? Da qualche parte bisogna pur cominciare: se non si fa in fretta, e sarebbe forse già tardi, la prospettiva nel giro di qualche decennio è di avere città abitate dal doppio degli ultraottantenni di oggi. Con un impatto demografico disastroso. La situazione è drammatica, esplosiva».

L’appello

«L’età media di un ospite nei nostri istituti», ripete, «è di 85 anni, con pluripatologie. Nel 2050, con numeri doppi degli attuali, le ricadute saranno devastanti dal punto di vista sociale, sanitario ed economico: siamo in ritardo di 30 anni sulla programmazione», prosegue Volpe, «e nonostante l’Italia sia il secondo paese più anziano al mondo dopo il Giappone, ricordo che nel Pnrr non è stato riservato neanche un centesimo in strutture residenziali. Gli anziani sono completamente dimenticati».

I costi

Uripa gestisce 347 case di riposo per non autosufficienti in tutto il Veneto per un totale di circa 33mila posti letto accreditati. L’Ulss 9 Scaligera è quella che ne ha più delle altre province: 5.577 distribuiti su 73 rsa. È anche quella che per il 2024 ha ricevuto il fondo più alto della Regione per la residenzialità dei non autosufficienti: 95milioni di euro su un totale di 600 per tutto il Veneto.

«Ma non basta già oggi», ribadisce il presidente, «tanto che il rincaro delle rette giornaliere fino a 3 euro, visto come una vergogna, in realtà altro non è che un adeguamento necessario per far fronte al rinnovo dei contratti dei lavoratori oltre che l’effetto dell’impennata del costo della vita, a cominciare dall’energia: noi siamo grandi consumatori di acqua calda e di condizionamento. Gli industriali», si inalbera Volpe, «chiedono interventi dello Stato per pagare le bollette della corrente e noi invece che garantiamo un servizio assistenziale h24 così indispensabile siamo dimenticati proprio da chi ci governa, che non mette 1 euro sulle rette. È miopia istituzionale non investire sulla vecchiaia, ci costerà molto caro scegliere di farlo solo sui campi da Padel o sulle nuove superstrade venete».

Liste d’attesa

Il presidente di Uripa termina con altri numeri drammatici. «Ci sono 10mila non autosufficienti veneti in attesa di un posto nelle Rsa», dice, «di cui 1.800 solo nel Veronese. Anche si trovassero questi letti, rimane il grande problema dell’organico di funzionamento: per assistere i 10mila in lista servirebbero 8 mila oepratori, è già oggi siamo sotto di 3mila. I conti non tornano. E i conti sono figli di 20-30 anni di non politica per gl ianziani».

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Dalla Gazzetta di Mantova del 5 gennaio 2025


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VitaPodcast

Parla Luca Degani, presidente lombardo di Uneba, il network non profit di comunità per anziani (ma che si occupa anche di persone con disabilità e minori) che conta oltre 460 realtà nella regione. «Per la Lombardia le proiezioni ministeriali individuano di un fabbisogno di 100mila posti Rsa, ma a contratto ce ne sono 60mila». Ascolta l'episodio

Fra invecchiamento e inverno demografico

In un Paese che ha deciso da tempo di fare meno figli, dove il progresso nelle cure cronicizza molte patologie e allunga la vita, i nodi della domiciliarità, delle cure palliative, l’emergenza tariffe in un quadro di finanza pubblica complicato, c’è infatti la fatica della politica ma anche dei cittadini a inquadrare il tema dell’invecchiamento e della necessità di ripensare completamente l’uso delle risorse ma anche i comportamenti privati: la propensione all’acquisto delle casa, tipicamente italiano, dovrebbe essere ripensato in funzione di una lunga vecchiaia, pensando a soluzioni di housing sociale.

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Posti letto Rsa in Lombardia: il ministero ne ipotizza 100mila, a contratto 60

«In questo momento», ci ha detto tra l’altro Degani, «abbiamo quasi un terzo della popolazione over65 e un 15% circa di popolazione ultra-75enne. E noi parliamo sempre degli anziani sopra i sessantacinque e facciamo i calcoli su questo modello ma oggettivamente è una sciocchezza: sono davvero tre cluster di popolazione differente, includendo le persone con più di 85 anni. Sessantacinque anni, 75 e 85 vogliono dire, rispettivamente, prevenire, sostenere e un’azione invece sostitutiva dei luoghi di vita.

«Abbiamo un ministero della Salute», ha proseguito Degani, «e un’Agenzia per i sistemi socio-sanitari che, sulla base degli indici di fabbisogno, ipotizzano necessità di luoghi di ricovero per il 7% della popolazione ultra 75enne: in Lombardia vorrebbe dire 1,4 milioni di persone, gli over75 e circa 100mila luoghi, vale a dire posti letto di Rsa. Ne abbiamo a contratto solo 60mila perché la programmazione regionale si basa su indici di dotazione di 30 anni fa».

Rischio maltrattamenti, il modello Uneba

Nella conversazione anche un riferimento al tema, riproposto anche di recente dalle cronache siciliane, del rischio maltrattamenti nelle residenze. Degani ha spiegato il modello seguito da Uneba attraverso la selezione del personale, il forte coinvolgimento nei valori associativi ma anche tramite valorizzazione del capitale umano: «I nostri operatori devono sentirsi importanti come i nostri ospiti».