• 0386840104
  • 038661314
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ultime Notizie

Dodici associazioni che rappresentano gli enti gestori di servizi residenziali per anziani non autosufficienti hanno chiesto un audizione al coordinatore della Commissione salute della Conferenza Stato Regioni, Massimo Fabi per esprimere le proprie riflessioni sullo schema decreto del Ministero della Salute, trasmesso alla Conferenza Stato Regioni sui “Criteri condivisi ed omogenei a livello nazionale per l’individuazione dei requisiti di sicurezza e qualità delle strutture pubbliche e private che erogano prestazioni residenziali e semiresidenziali per persone anziane non autosufficienti”.Si tratta di un decreto previsto dal decreto legislativo 29/2024 di attuazione della legge Anziani / riforma della non autosufficienza.Oltre a Uneba, a firmare la richiesta sono Acop, Aias, Aiop, Anaste, Ansdipp, Aris, Confapi, Diaconia Valdese, La Rosa Blu, Unicoop sociale, Uripa.La preoccupazione di Uneba
Ci sembra doveroso – nota Virginio Marchesi, presidente di Uneba Milano – segnalare alcuni elementi generali di “forte” preoccupazione presenti nello stesso Decreto:
1. Il Decreto individua le strutture residenziali per le persone non autosufficienti con riferimento all’art. 29 e 30 dei LEA salvo poi precisare che lo stesso si occupa in realtà solo delle strutture residenziali riferibili all’art. 30 comma1, lettera b) quindi esclusivamente degli ospiti in “lungoassistenza”. La criticità di tale punto è il fatto che il Decreto NON affronta “volutamente” il tema della risposta residenziale il cui onere grava totalmente sul Fondo sanitario che, come noto, è oggi elemento di particolare “criticità”;
2. Il Decreto definisce tempi e modalità di approvazione e applicazione dello stesso:
2.1. in 1 anno di tempo per recepire l’intesa da parte delle Regioni/province Autonome
2.2. in 2 anni di tempo per l’adeguamento ai requisiti strutturali da parte delle strutture già in esercizio
3. il Decreto prevede che le Regioni/Province Autonome provvedono all’attuazione delle disposizioni contenute nel Decreto nei limiti delle “… risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a disposizione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.L’insieme degli elementi sopra evidenziati ci porta a ritenere che il Decreto prospetta soluzioni che possiamo ritenere:riduttive rispetto al complesso dei problemi che era chiamato ad affrontare
parziali rispetto alle soluzioni che era chiamato ad individuare
carenti rispetto alla dimensione economica dei costi che lo stesso postula in quanto o non prevede un onere o lo “scarica” sul livello regionale se non, elemento ancor più paradossale, sui gestori del servizio e sulle persone assistite e/o le loro famiglie.

 

 

Nuovi standard per il sociosanitario, la preoccupazione degli enti gestori | UNEBA Nazionale


Cure Domiciliari: le recenti tappe del percorso di riforma

Un contributo di Stefania Pozzati, Direttore Sociale Fondazione Sacra Famiglia, Coordinatrice Commissione Anziani UNEBA Lombardia

A cura di Rosemarie Tidoli

20 Maggio 2025

Tags > DomiciliaritàLEPSPNRR

L’Autrice riprende gli elementi principali del percorso di riforma delle cure domiciliari in atto in Lombardia, mettendo a fuoco gli sviluppi dell’ultimo anno e le ricadute operative per i Gestori.

La riforma dei modelli di presa in carico domiciliare

Stiamo assistendo a un’importante e profonda riforma dei modelli di presa in carico domiciliare. Questo articolo punta a riprendere gli elementi principali del percorso di riforma in atto in Lombardia, oggetto di una prima analisi nel 2024, mettendo in evidenza gli sviluppi dell’ultimo anno e le ricadute operative per i Gestori.

Il 2024 è stato fondamentale per lo sviluppo del sistema di cura poiché – concluso l’iter di riclassificazione – questo è stato il primo anno in cui i servizi sono stati interamente gestiti secondo le nuove regole. Sono andate inoltre a regime alcune modifiche normative, finalizzate a introdurre alcuni correttivi resi necessari a seguito del primo periodo di attività, e hanno fatto il loro ingresso nel panorama degli erogatori anche le ASST. A oggi, dall’analisi dei siti istituzionali delle singole ATS e ASST risultano erogatrici 22 ASST sulle 27 presenti in Lombardia.

Integrazione con SGDT e informatizzazione

Il primo significativo cambiamento del 2024 è stato il passaggio al Sistema di Gestione Digitale del Territorio (SGDT[1]), un passaggio complesso che ancor oggi risulta per molti aspetti carente. Nel corso dell’anno è stato dedicato molto tempo alla risoluzione di problemi informatici che hanno riguardato tutto il processo di cura, dalla presa in carico alla rendicontazione. Queste criticità hanno portato all’ulteriore proroga al 31.12.2025 del requisito 2.6 AC previsto nell’allegato 1 alla DGR 6867/2022 relativo al sistema informativo (informatizzazione fascicolo sociosanitario); analogamente, la DGR 3720/2004 ha definito che la verifica del possesso del requisito 4.2 AC, previsto nel medesimo allegato e relativo alle dotazioni informatiche e iniziative d’innovazione, dovrà tener conto degli esiti legati all’implementazione dell’infrastruttura regionale di telemedicina. Al momento, quindi, siamo davanti a un percorso ancora aperto.

Le ricadute organizzative sui Gestori sono state pesantissime in quanto l’integrazione nel sistema Regionale ha portato spesso a un dilatarsi dei tempi di presa in carico o, quantomeno, della possibilità di accedere alla documentazione necessaria all’avvio del percorso di cura. In molti casi l’importazione dei dati è risultata incompleta, con numerose pratiche che risultano non visibili e impossibili da rendicontare, con il rischio di non poter ottenere la copertura economica corrispondente. Molti Enti hanno strutturato un confronto assiduo con i Distretti per evitare la dispersione dei dati.

Richiamando la necessità di rispettare le tempistiche del debito informativo SIAD verso il livello nazionale e, contestualmente, il diritto degli erogatori di ottenere il pieno riconoscimento economico delle prestazioni rese, Regione Lombardia con DGR 2966/2024 ha definito di riconoscere nel sistema di remunerazione un elemento una tantum proprio in relazione alla straordinarietà della fase di integrazione dei sistemi; si tratta di uno strumento volto anche a incentivare l’aumento delle prese in carico in linea con gli obiettivi PNRR. La quota straordinaria, calcolata sulla valorizzazione delle prestazioni erogate per singolo assistito, ha un impatto economico stimato in €5.000.000,00 finanziato con residui di fondi PNRR M6C1 1.2.1 accantonati alla chiusura del 2023. Nel mese di aprile 2025 le ATS hanno comunicato ai singoli Gestori il valore di tale quota contestualmente alla valorizzazione della produzione riconosciuta sia su contratto ordinario che su contratto di scopo.

A oggi dal confronto tra Gestori emerge il permanere della difficoltà di allineamento dei dati disponibili. La maggior parte dei Gestori privati utilizza applicativi propri, ora integrati con SGDT, attraverso i quali viene garantita la puntualità e la completezza dell’elaborazione dei dati di rendicontazione. Il confronto tra i dati estraibili da SGDT e quelli estratti dai portali dei Gestori, evidenzia tuttora, in molti casi, un disallineamento, con pratiche ancora oggi non visibili in SGDT. Le ASST utilizzano, quale unico strumento di gestione del servizio, SGDT: ciò induce a interrogarsi in merito alla completezza e confrontabilità a livello regionale del dato disponibile.

Attivazione del percorso di screening nutrizionale

La DGR 1812/2024 ha stabilito l’obbligo di effettuare lo screening nutrizionale a tutti i pazienti seguiti in assistenza domiciliare. Tale obbligo, confermato anche con la delibera delle Regole 2025 (DGR 3720 del 30 dicembre 2024) prevede che per tutti gli utenti in carico debba essere presente, a partire dal 1gennaio 2025, la scheda dello screening nutrizionale, compilata per ogni nuovo ingresso e per tutti i pazienti in carico almeno 1 volta all’anno. L’accertata mancanza della scheda in sede di verifica sulle cartelle comporterà un abbattimento economico (DGR 3720/2024 allegato 4, 4.14).

Contestualmente all’introduzione di tale obbligo, vengono modificati (DGR 3720/2024 Appendice 7) gli indicatori generali e specifici di appropriatezza delle UdO sociosanitarie in generale e delle Cure Domiciliari in particolare. In relazione all’indicatore relativo allo screening nutrizionale si richiede la presenza dell’esito della valutazione nutrizionale alla data della presa in carico di nuovi utenti o al cambiamento delle condizioni della persona. In caso esista rischio di malnutrizione, nel FASAS (Fascicolo digitale) deve risultare la segnalazione all’ASST e al MMG per la presa in carico del bisogno.

E cosa succede dopo la segnalazione? Ancora una volta i Gestori si sono trovati a dover adempiere a un nuovo requisito in un contesto caratterizzato dall’assenza di informazioni e di definizione condivisa dei processi di segnalazione e presa in carico da parte delle ASST e dei MMG. Sono ancora pochissime le ASST che hanno fornito indicazioni ai Gestori in merito al percorso di segnalazione e presa in carico, e ancor meno i MMG informati di questa nuova modalità.

Un ulteriore punto di attenzione riguarda lo strumento individuato: la scala indicata per lo screening di pazienti seguiti al domicilio è la MNA (Mini Nutritional Assessment), uno strumento di monitoraggio che comprende alcune misurazioni oltre a un breve questionario.

Nello specifico la scheda comprende:

  • valutazione antropometrica (peso, altezza e perdita di peso) e valutazione generale (stile di vita, terapia e mobilità)
  • valutazione dietetica (numero di pasti, assunzione di cibo e liquidi)
  • autonomia dell’autovalutazione alimentare (auto percezione della salute e della nutrizione).

Il confronto con alcuni operatori chiamati a effettuare lo screening ai pazienti in carico ha evidenziato come la maggior parte degli utenti (ad esempio, per Fondazione Sacra Famiglia la quasi totalità della popolazione seguita) rientri nei parametri di rischio malnutrizione. Sono proprio gli stessi requisiti di appropriatezza per l’attivazione delle C-Dom che implicano una condizione di rischio: si tratta infatti di pazienti non in grado di muoversi autonomamente, spesso allettati e seguiti per il trattamento di lesioni da decubito, tutti elementi che vanno ad incidere sul punteggio attribuito con la scheda MNA. Sarà dunque particolarmente interessante analizzare i dati raccolti nel primo anno di utilizzo, sia in termini di determinazione del rischio malnutrizione, sia relativamente ai percorsi di presa in carico del rischio da parte della medicina territoriale.

Dimissioni Protette

La già citata DGR 3720/2024 (allegato 5, 5.2.2), nel riprendere gli obiettivi definiti con DGR 2089 del 25 marzo 2024 relativamente ai Piani di Sviluppo del Polo Territoriale e delle ASST, affronta il tema delle dimissioni protette di pazienti dimissibili nel setting domiciliare. Con la delibera di dicembre viene dato mandato alle ATS affinché entro il primo trimestre del 2025 vengano uniformate e promosse procedure di dimissioni protette – condivise con le ASST, gli operatori privati, i Punti Unici di Accesso e i Gestori di Cure Domiciliari – che favoriscano la presa in carico a domicilio, previa valutazione dei bisogni sociosanitari e sociali della persona.

Le ATS si sono mosse nei territori coinvolgendo gli attori del percorso al fine di proporre alla Regione la propria procedura finalizzata, in ogni caso, a semplificare l’iter di attivazione sia per pazienti residenti nella ASST ove avviene il ricovero, che per pazienti residenti in altri territori lombardi.

Nell’attesa di sperimentare nel corso del 2025 queste nuove modalità di attivazione (comunque già presenti anche se con modalità difformi), uno dei presupposti necessari è rappresentato dal buon funzionamento di SGDT: è infatti necessario che il Sistema di Gestione Digitale del Territorio supporti il processo di dimissione e consenta l’invio e lo scambio delle informazioni necessarie in modo completo, rapido e sicuro.

Accesso diretto alle Cure Domiciliari senza ricetta medica

Nel 2024 è stato superato l’obbligo di attivazione del servizio con impegnativa del Medico di Medicina Generale (per le attivazioni dal territorio): la DGR 3630/2024 contestualmente all’approvazione del nuovo Nomenclatore Tariffario, stabilisce che l’Assistenza Domiciliare rientra tra gli ambiti d’offerta per cui non è necessario venga compilata una ricetta. La delibera, allegato 2, definisce inoltre che rispetto a tali ambiti di offerta, il Nomenclatore verrà ulteriormente implementato adottando specifici provvedimenti successivi, con cataloghi contenenti codici non sovrapponibili a quelli della specialistica ambulatoriale.

Resta l’obbligo di ricetta per lo svolgimento di atti infermieristici su prescrizione medica (es. innesto di catetere vescicale), per la somministrazione di terapie e per l’effettuazione di prelievi ematici.

Anche in assenza di emissione dell’impegnativa, l’attivazione del servizio resta in capo al Medico di Medicina Generale o della struttura ospedaliera dimettente che dovrà inserire la richiesta direttamente su portale SGDT. Si rileva tuttavia che, nonostante le indicazioni ricevute, i comportamenti nei territori non sono ancora omogenei: in alcuni Distretti continuano ad essere richieste le impegnative per l’attivazione del servizio mentre in altri casi sono i Medici di Medicina Generale ad emettere ancora impegnativa anziché agire sul portale SGDT.

La piattaforma SGDT d’altro canto dovrà essere adeguata per permettere di alimentare correttamente i flussi trimestrali; in questo momento, al fine di trasmettere i dati, il campo “codice ricetta” viene compilato inserendo tutti zeri[2]. Si auspica quindi un allineamento dei comportamenti e dei sistemi per una semplificazione del processo, sia per gli utenti che per i Gestori.

Prime riflessioni e qualche preoccupazione

L’ultimo biennio ha richiesto all’intero sistema un’elevata capacità di adattamento e un importante sforzo organizzativo: i Gestori non si sono sottratti a questa sfida e hanno utilizzato gli spazi di confronto messi a disposizione da Regione e dalle ATS per illustrare le criticità derivanti dalla messa a terra della riforma e cercare di disegnare un modello il più possibile aderente alle istanze dei singoli pazienti e dei territori.

Il vero snodo per la riforma della sanità territoriale in senso più ampio, ora, è rappresentato dall’effettivo passaggio da una logica prestazionale delle Cure Domiciliari a un modello di presa in carico che, oltre ad agire sul bisogno specifico, lavori in un’ottica di integrazione in cui ciascun attore della rete svolge il proprio compito: Gestori, ATS, ASST, Regione e famiglie.

Non è ipotizzabile una reale riforma del modello di presa in carico, che duri oltre il tempo del PNRR, senza partire dalla costruzione di una rete: le persone che incontriamo nelle case sono spesso in situazioni di fragilità estrema, sia sanitaria che sociale, e le sole Cure Domiciliari non bastano a garantire loro una permanenza al domicilio adeguata e in condizioni di sicurezza. Il primo presupposto per costruire un percorso di presa in carico domiciliare è che qualcuno apra la porta: per far questo occorre poter contare su una rete e definire percorsi d’integrazione che non si fermino a una mera segnalazione.

E ancora, a fronte di questo importante sforzo, preoccupa l’incertezza di una concreta possibilità di dare continuità ai percorsi in atto al termine dei fondi stanziati dal PNRR. Le risorse economiche oggi a disposizione delle Cure Domiciliari sono rilevanti e le linee di sviluppo dei servizi domiciliari si stanno traducendo in una crescita significativa del numero di persone seguite e dei volumi erogati dai Gestori. I Gestori hanno fatto investimenti, incrementando gli organici e rivedendo i propri assetti organizzativi senza avere, ad oggi, la certezza di una continuità delle risorse una volta terminati gli stanziamenti PNRR. Occorre che il livello politico definisca fin da subito gli orientamenti per la sostenibilità del percorso, assicurando la certezza delle risorse, la coerenza degli strumenti di lavoro e la possibilità di garantire la continuità di cura.

  1. SGDT fa parte dell’Ecosistema Digitale Regionale, l’infrastruttura tecnologica che, in conformità a quanto indicato nella Missione 6 del PNRR e nel “DM77/2022”, vuole supportare la concreta applicazione della riforma del sistema sociosanitario regionale. Si veda, in merito: Riordino dell’ADI in Lombardia – Prima parte – Lombardia Sociale ). SGDT mira a creare il primo modello nazionale di Medicina di prossimità e a favorire l’introduzione e la diffusione capillare dei servizi di Telemedicina. Il Sistema, interamente implementato da Regione Lombardia, permette agli attori che operano presso le strutture sociosanitarie, le Case della Comunità e le Centrali Operative Territoriali, di prendere in carico i pazienti, soprattutto i cronici e i fragili, in stretta continuità con i servizi ospedalieri e della rete sociosanitaria. Facilita inoltre la collaborazione professionale e l’integrazione dei processi assistenziali. 
  2. Per assolvere al debito informativo relativo al primo trimestre (con scadenza nella prima metà del mese di aprile) coerentemente con tali indicazioni, molti Gestori hanno dovuto cancellare, manualmente o con il supporto dei propri sistemi informativi, i numeri di impegnativa presenti sostituendoli con tutti zeri. 

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto attuativo che rende operativa la prestazione universale

 03/05/2025

Nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto attuativo che rende operativa la prestazione universale per anziani non autosufficienti, una misura nata con la legge delega n. 33 del 2023. Viene erogata dall'Inps, su espressa richiesta da parte dell’interessato in possesso dei requisiti previsti dalla legge, anche tramite gli enti di patronato. Assorbe l'indennità di accompagnamento e la integra. 

Cos’è il bonus anziani 2025 e come funziona

Il bonus anziani – formalmente denominato “prestazione universale” – è una delle principali novità introdotte dal decreto anziani. Si tratta di un contributo economico specificamente destinato agli ultraottantenni fragili che necessitano di assistenza continua che assorbe e integra l’indennità di accompagnamento. La prestazione universale è composta da due elementi:

  • una quota fissa corrispondente all’indennità di accompagnamento (531,75 euro per il 2024) e
  • una quota integrativa, l’assegno di assistenza, pari a 850 euro mensili.

Il beneficiario potrà quindi contare su un importo complessivo di circa 1.381,76 euro al mese.

L’Inps erogherà il bonus mensilmente a decorrere dal primo giorno del mese di presentazione della domanda, per il periodo della sperimentazione che va dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026. Un elemento distintivo di questa prestazione è che non è soggetta a imposte e non può essere pignorata, il che garantisce la piena disponibilità dell’importo per le finalità assistenziali previste.

I requisiti

Come spiega l'Inps, hanno diritto alla prestazione le persone anziane non autosufficienti che: 1) abbiano età anagrafica pari o superiore a 80 anni e il riconoscimento di un livello di bisogno assistenziale gravissimo; 2) abbiano un ISEE socio sanitario ordinario non superiore a 6mila euro; 3) siano beneficiari dell’indennità di accompagnamento.

Come fare domanda

La domanda può essere presentata telematicamente da chi ha un’età pari o superiore a 80 anni o dal primo giorno del mese in cui viene perfezionato il requisito anagrafico, attraverso il portale dedicato sul sito istituzionale dell’Istituto, tramite la propria identità digitale, o tramite gli istituti di patronato. È possibile presentare richiesta per l’agevolazione per tutto il periodo della sperimentazione (fino al 31 dicembre 2026) e, se presenti i requisiti previsti dalla legge, sarà riconosciuta dal mese di presentazione fino a dicembre 2026. 

Bonus anziani 2025 al via: come funziona e a chi è rivolto


7 Aprile 2025

Chi paga il ricovero in Rsa per i malati di Alzheimer?

Avvocati a confronto tra diritti e denari

di Gaia Scacciavillani

 

Marco Ubezio: "La questione resta aperta, ma non esiste, almeno per ora, una norma che preveda automaticamente il ricovero gratuito per tutti"

Il tema della ripartizione dei costi per la degenza nelle Residenze Sanitarie Assistenziali è tornato al centro dell’attenzione, soprattutto per quanto riguarda i pazienti affetti da Alzheimer.

Tra sentenze della Cassazione e normative ancora esistenti, la domanda per le famiglie è sempre la stessa: chi deve pagare?

“Le RSA ospitano persone non autosufficienti di età superiore ai 65 anni, offrendo un mix di assistenza sanitaria e servizi alberghieri. Ai sensi della normativa vigente (DPCM 29.11.2001 e DPCM 14.1.2017) le prestazioni erogate presso una RSA sono inquadrabili in quelle di lungoassistenza, finalizzate a mantenere l’autonomia funzionale dell’anziano, rallentando, ove possibile, il suo deterioramento fisico cognitivo – premette l’avvocato Marco Ubezio, esperto in materia sociosanitaria -.

Per la suddetta tipologia di prestazione i livelli essenziali di assistenza (Lea) stabiliscono il criterio della compartecipazione al 50% del costo del ricovero tra SSN e utente. Questo principio vale per tutti gli ospiti delle RSA, inclusi i malati di Alzheimer”.

Tuttavia diverse pronunce della Cassazione hanno stabilito che in casi specifici il ricovero di un paziente affetto da Alzheimer può essere considerato totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

“Ma solo se il paziente necessita di un piano terapeutico personalizzato e che dimostri la necessità di cure sanitarie continue e inscindibili da quelle socio-assistenziali – sostiene Ubezio -.

D’altra parte, il Consiglio di Stato e altre sentenze di Cassazione meno recenti confermano che i malati di Alzheimer rientrano tra gli anziani non autosufficienti, e dunque il principio della compartecipazione resterebbe al 50%”.

Quindi chi paga?

Secondo Ubezio, “nonostante le recenti sentenze abbiano generato dubbi e interpretazioni diverse, la regola generale rimane la stessa: se un malato di Alzheimer è ricoverato in RSA, i costi sono in genere divisi tra SSN e familiari.  Solo in situazioni particolari, la giurisprudenza ha affermato che potrebbe essere il SSN a coprire interamente le spese.

La questione resta aperta, ma due punti restano fermi: non esiste, almeno per ora, una norma che preveda automaticamente il ricovero gratuito per tutti i malati di Alzheimer e anche nelle ipotesi in cui fosse riconosciuta tale gratuità, gli oneri dell’intero costo del ricovero dovrebbero essere a carico del SSN”.

⁠   ⁠

Più lapidario il collega Francesco Trebeschi che ricorda i dettami costituzionali sulla tutela della salute fisica e psichica dell’individuo e il fatto che “il servizio sanitario è costituito da tutte le funzioni, strutture e attività destinate a promozione, recupero e mantenimento della salute: anche mantenimento, non solo recupero. In altre parole, il Ssn non deve mirare solo alla guarigione e si occupa di tutta la popolazione, quindi non copre solo fino ai 65 anni e non fa distinzione di condizioni individuali o sociali”.

Secondo Trebeschi le sentenze che hanno sollevato il polverone di queste settimane in realtà sono solo le ultime espressioni di un orientamento consolidato da anni, che non fa altro che dare attuazione ai principi cardine del sistema sanitario, che richiede che la cura debba essere garantita senza limiti di durata: “Laddove c’è una cura non rileva la prevalenza o meno delle prestazioni sanitarie rispetto a quelle assistenziali: sono incluse in quelle a carico del servizio sanitario le prestazioni che al momento del ricovero siano necessarie per assicurare al paziente la tutela del diritto alla salute, quindi anche prestazioni di natura sanitaria che non possono essere eseguite se non congiuntamente con quelle assistenziali – sottolinea -.

La Cassazione dice che se c’è un piano terapeutico il profilo sanitario prevale, senza necessità di dover pesare le prestazioni sanitarie di più di quelle assistenziali. Sicuramente il problema delle risorse c’è, però a me spaventa un sistema che dice: ‘Io ti curo, ma solo fino a 65 anni’.

Sicuramente c’è un problema di finanziamento, ma la vera questione è che trasformare il diritto alla salute in un lusso è estremamente pericoloso anche per la pressione sociale che ne deriva: è la più plastica espressione della deriva verso una cultura dello scarto”.

 

Chi paga il ricovero in Rsa per i malati di Alzheimer? Avvocati a confronto tra diritti e denari - Il Fatto Quotidiano


Diritti e salute

Le Rsa del Terzo settore: la gratuità delle rette è improponibile

Per il presidente di Uneba Lombardia Luca Degani bisogna «ragionare sulla sostenibilità del sistema sanitario». Per fare i conti con una società che invecchia, gli strumenti ci sono: «La sanità integrativa e le coperture assicurative, da integrare con il sistema sanitario.

di NICLA PANCIERA

Nel dibattito in corso relativo alle coperture delle spese per gli anziani e i malati residenti nelle Rsa, all’emendamento che distingue la quota di spesa sanitaria da quella socio-assistenziale e che solleva da quest’ultima il fondo sanitario nazionale, c’è chi invita «ad alzare lo sguardo per ragionare sulla sostenibilità del sistema sanitario».

È più realista del re Luca Degani, presidente dell’Unione nazionale enti di beneficenza e assistenza Uneba Lombardia, in disaccordo con chi, anche nel suo mondo, preferirebbe avere un unico pagatore e che quindi l’intera spesa fosse in capo allo Stato.

Certo, all’interno di Uneba, che rappresenta centinaia di strutture del terzo settore per anziani fragili in tutta Italia, ci sono posizioni diverse sulla questione ma sono tutte concordi nel dire che l’importante è fare chiarezza. «Sono contrario alla gratuità assoluta in caso di malattia o non autosu!cienza» ci dice Degani, che spiega: «Ipotizzare che, in una popolazione demogra!camente anziana, la presa in carico dell’ultima fase della vita sia totalmente a carico del sistema sanitario nazionale significherebbe impegnare "no a un terzo delle risorse. Una soluzione improponibile».

Che finirebbe per privare la popolazione di quella presa in carico fatta di prevenzione e di cure che l’ha portata a simili livelli di longevità.

Anche senza guardare alle preoccupanti proiezioni, ma basandosi sulla situazione attuale: «Trent’anni fa, la popolazione italiana nelle strutture aveva in media 75 anni, oggi l’età media è di 85 anni, persone spesso con condizioni cliniche complesse e comunque di multipatologia. 

I 300 mila posti nelle Rsa oggi non bastano, perché secondo le stime ad averne bisogno sarebbero il 7% degli over 75, quindi sulle 500mila persone, considerando l’attuale sistema di presa in carico integrata. I conti sono presto fatti». Inoltre, «quella di un sistema sanitario che abbia l’obbligo della presa in carico è una lettura forzata del diritto alla salute senza limiti di spesa».

L’attuale situazione che prevede la presa in carico per un 50% da parte del sistema sanitario e il restante 50% da parte della famiglia o, se in difficoltà, dal Comune che può farsi carico della quota di compartecipazione per coloro che rientrano in un determinato livello di reddito, «credo sia la più equilibrata e con un approccio solidaristico su tutte le fasi di età» riflette Degani.

È questa la linea seguita anche dalle Regioni e Province Autonome che chiedono una riformulazione dell’emendamento in tal senso. Infatti, in un documento, dove dichiarano «la necessità di introdurre una disposizione legislativa che chiarisca la ripartizione degli oneri tra il Servizio sanitario nazionale (SSN) e gli utenti nei servizi residenziali sociosanitari in particolare di lungoassistenza», si propone questa riformulazione: «Sono a carico del fondo sanitario nazionale esclusivamente gli oneri delle attività di rilievo sanitario anche se inscindibilmente connesse con quelle socio-assistenziali, ferme restando le disposizioni contenute nei provvedimenti relativi ai livelli essenziali di assistenza (LEA) che de"niscono la ripartizione degli oneri per livelli di intensità e di compartecipazione alla spesa, previa valutazione multidimensionale e presa in carico da e$ettuarsi secondo le modalità definite dalle Regioni e Province Autonome».

Che fare dunque? «Adottare una visione della presa in carico che parta dall’attuale situazione demografica: non è più sufficiente un sistema basato sulla fiscalità e sul sistema sanitario nazionale» dice Degani. «Prendiamo atto che esistono degli strumenti, come la sanità integrativa e le coperture assicurative, oggi concentrate su alcune prestazioni come l’ortodonzia o per velocizzare l’esecuzione di esami già proposti dai Lea, ma che dovrebbero venir integrati la sanità pubblica, per garantirne la sostenibilità».


  • LA SANITÀ TERRITORIALE: le case della comunità e le sfide future in ambito socio sanitario

 

 

 

 

Sabato 29 marzo Ore 8:00 -13:00 Sala Civica via Arvati 5, Villa Poma - Borgo Mantovano (MN)

Ore 8:00 Apertura Stands Associazioni

Ore 8:45 Introduce e coordina i saluti delle autorità Daniela Besutti, Presidente “Comitato per la promozione e la tutela dell’ospedale civile Destra Secchia”

Ore 9:30

Prima sessione

Moderatrice: dott.ssa Fabrizia Zaffanella

- Il servizio sanitario nazionale: le sfide future per la sanità pubblica ( Dott. Nino Cartabellotta, Fondazione GIMBE)

- I determinanti socio-economici e di salute di un territorio

– i dati epidemiologici del Basso Mantovano (Dott. Marco Villa, Direttore Osservatorio epidemiologico ATS Val Padana)

- Le case della comunità: una risposta organizzativa ai bisogni di salute della comunità (Prof. Guido Giarelli, Università di Catanzaro)

- Le case della comunità in Lombardia: un’indagine del gruppo di lavoro Progetto case della comunità in Lombardia (Dott. Alessandro Nobili, Istituto Mario Negri)

Ore 10:30

Domande preordinate prima sessione

Ore 10:45

coffee break

Ore 11:15

Seconda sessione

Moderatrice: Dott.ssa Sondra Ghidini

- Le Case della Comunità implementate da ASST MANTOVA: modelli di esperienze dei professionisti (Dott.ssa Angela Bellani, Direttore Sociosanitario ASST Mantova)

- Il ruolo dei Medici Medicina Generale e i Pediatri Libera Scelta nelle case della comunità (Dott.ssa Giulia Talassi MMG ASST MN)

- L’integrazione socio sanitaria e il ruolo della co-progettazione degli enti locali (Dott.ssa Elena Mantovani, Azienda Sociale Destra Secchia)

- Le reti di comunità di cura: il volontariato nelle case di comunità (Dott. Lorenzo Tornaghi, Coordinatore Area Animazione territoriale, CSV LOMBARDIA SUD ETS)

Ore 12:15/13:00

Interventi e domande preordinati

Conclusioni Dott.ssa Fabrizia Zaffanella

 

Segreteria e informazioni: Laura Pradella (cell 3346829770, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)