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n. 47 della Newsletter "AdSInforma", trimestrale curato dall'Ufficio di Protezione Giuridica ASST Mantova

AdSinform@

PERIODICO DI INFORMAZIONE PER GLI AMMINISTRATORI DI SOSTEGNO
REDATTO A CURA DELL’UFFICIO DI PROTEZIONE GIURIDICA
NUMERO 47 – APRILE/GIUGNO 2022
Ecco a cosa può servire l'Amministrazione di Sostegno (per impedire che cose del
genere succedano) - personaedanno.it
Milano, accumulatrice seriale morta in casa tra montagne di oggetti.
Una donna è stata trovata morta in casa sua in mezzo a tonnellate di cianfrusaglie. Con lei viveva un
figlio che nessuno aveva mai visto. E il figlio della donna esce dall’appartamento in stato
confusionale: "Sono solo in casa". D’intesa con il pm di turno, gli investigatori del pronto intervento
chiamano una ditta di smaltimento rifiuti per liberare la casa.
È una tragica storia di disagio umano, quella della donna di 70 anni trovata morta in casa sua,
accanto al figlio, in mezzo a tonnellate di cianfrusaglie. Agli inizi di settembre, gli agenti della
squadra mobile e i vigili del fuoco hanno fatto irruzione in un appartamento, facendosi strada tra
montagne di oggetti alte fino al soffitto, per poi trovare in mezzo ad essi il corpo di una
settantenne deceduta accanto al figlio, immobile e con lo sguardo assente.
I soccorsi hanno dovuto aprirsi un varco a fatica in mezzo agli oggetti impolverati, che rendevano la
poca aria irrespirabile. Solo così sono riusciti a raggiungere il cadavere della donna e suo figlio,
ancora vivo, ma in condizioni di totale degrado.
Nessuno nel palazzo aveva mai visto l’uomo: stando alle testimonianze dei vicini, la donna era stata
avvistata sempre da sola, con un carrello o qualche sacco di plastica, e nulla lasciava intuire che in
quella casa ci vivesse qualcun altro.
IN QUESTO NUMERO:
 Ecco a cosa può servire l'Amministrazione di Sostegno (per impedire che cose del
genere succedano) - personaedanno.it
 Ricovero in struttura del beneficiario che lo rifiuta: è possibile? - Avv. M. Morgia
 Corso di formazione per ADSV (Amministratore di Sostegno volontario)
Varese, ruba ad una anziana cliente oltre 350mila euro: commercialista arrestato
Approfittando del deficit psichico della 84enne, l’avrebbe indotta a sottoscrivere una procura generale
in suo favore, per poi prelevare contanti, emettere di assegni e liberare fondi, anche dopo la morte
della donna. Smascherato dalla GdF.
Un commercialista di Busto Arsizio (Varese) è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l'accusa
di esercizio abusivo della professione per aver derubato i risparmi di un'anziana donna su cui aveva
la procura.
L'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip è scattata al termine di un'indagine dei finanzieri a
seguito di una denuncia dei familiari di un'anziana deceduta nel febbraio 2017 e di una segnalazione
effettuata dall'Ordine dei Dottori commercialisti.
A quanto emerso il "professionista", nonostante fosse stato raggiunto da un provvedimento di
sospensione, ha di fatto continuato a svolgere la sua attività lavorativa nel periodo novembre 2017-
luglio 2018.
Dal giugno 2015 al gennaio 2018, abusando delle certificate condizioni di deficit psichico della sua
assistita, 84 enne, l'uomo l'avrebbe indotta a sottoscrivere una procura generale in suo favore, per
poi prelevare contanti, emettere di assegni e liberare fondi per un totale di 357 mila euro di cui il
commercialista si sarebbe appropriato anche dopo il decesso della donna.
Il denaro sarebbe stato reimpiegato in un'attività imprenditoriale di consulenza nel settore delle
tecnologie informatiche, nella stipula di due polizze vita a lui intestate e nell'acquisto di monete
antiche, il tutto usando società per ripulire i capitali provenienti dalle presunte condotte delittuose.
In questo ambito l'uomo è indagato anche per l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, in
concorso con un'altra persona. L'autorità giudiziaria ha emesso a suo carico un sequestro
preventivo di beni per 85 mila euro.
personaedanno.it
Ricovero in struttura del beneficiario che lo rifiuta: è possibile? – Avv. M. Morgia
Il Giudice Tutelare di Udine, investito dell’annosa questione attinente la possibilità, per
l’amministratore di sostegno, di “obbligare” il beneficiario al ricovero in una struttura (RSA, Casa di
riposo, Centri riabilitativi), su sollecitazione dell’amministratore di sostegno, adotta una soluzione
di indubbio interesse, stante anche il periodo emergenziale in corso.
La questione sottoposta all’attenzione del Giudice Tutelare di Udine traeva origine dal caso di una
beneficiaria le cui condizioni psico-fisiche andavano peggiorando grandemente – come evidenziato
da recente valutazione neuropsichica –, si da far ritenere all’amministratore di sostegno la necessità
che la stessa venisse tutelata e curata in contesto protetto istituzionalizzato, non risultando più
sufficiente la collocazione a domicilio.
In particolare, la beneficiaria, pur osteggiando verbalmente il ricovero presso una struttura
protetta, di fatto, si presentava spontaneamente presso una vicina casa di riposo, chiedendo cibo e
accoglimento. In questo l’amministratore di sostegno coglieva un elemento sintomatico di quale
fossero i reali bisogni della beneficiaria e la sua volontà. Quest’ultima viziata dalla patologia da cui
era affetta, portava l’anziana a rifiutare i farmaci, il supporto nell’igiene e ogni altra forma di
assistenza, nonché ad intraprendere gravi condotte pericolose per la propria incolumità.
Conseguentemente, l’amministratore di sostegno, presentava istanza volta a richiedere:
 l’attribuzione del potere di prestare, in nome e per conto della beneficiaria, il consenso
all’immediato inserimento presso una casa di cura e ricovero a sua scelta;
 di disporre che il responsabile della struttura individuata inibisse alla beneficiaria le
dimissioni dalla stessa, in assenza del consenso dell’amministratore e/o sino a nuova
determinazione del Giudice Tutelare;
 l’attribuzione del potere di avvalersi della collaborazione e dell’ausilio degli operatori dei
servizi socio-assistenziali e sanitari;
 l’immediata presa in carico della beneficiaria da parte dei servizi socio-assistenziali e sanitari
competenti per territorio, agendo di concerto con l’amministratore di sostegno.
Il Giudice Tutelare di Udine, nell’autorizzare tutte le richieste formulate, affrontava il seguente
quesito – che spesso si pone nell’applicazione dell’istituto dell’amministrazione di sostegno –: come
bilanciare, in concreto, l’esigenza di protezione del beneficiario con gli aspetti di umanizzazione
sottesi all’istituto e volti a esaltare i desideri, la personalità, l’identità, le scelte, la volontà e le
abitudini di vita della persona?
Nel decreto è evidente l’impegno del magistrato diretto a ricercare un equilibrio fra queste esigenze
tra loro “contrastanti”, concludendo nel senso che, alla luce della situazione descritta con l’istanza
presentata, fosse necessario esaltare primariamente il profilo della protezione del beneficiario. In
particolare, il Giudice Tutelare afferma che le richieste del beneficiario vanno doverosamente prese
in considerazione, ma con il limite della loro compatibilità rispetto alle istanze di protezione del
beneficiario. Tale compatibilità – e in questo sta la rilevanza da attribuire alla decisione in esame –
assurge, leggendo il decreto, a «criterio guida al quale deve attenersi il giudice tutelare nel risolvere
ogni contrasto tra l’amministratore di sostegno ed il beneficiario medesimo», dovendosi abbracciare
quanto ritenuto dalla Corte Costituzionale con la nota sentenza 4/2007. Dipiù, secondo il Giudice
Tutelare, il criterio della compatibilità, quale lume per risolvere i contrastanti fra beneficiario e
amministratore, va utilizzato per ogni singolo atto gestionale da compiere, ma, a maggior ragione,
per quelli concernenti la tutela della sua salute e incolumità.
Resta chiaro, però, che l’utilizzo di tale criterio possa trovare questa estesa applicazione soltanto
laddove l’amministratore di sostegno conosca dettagliatamente – e sappia riportare al Giudice
Tutelare – la situazione di fatto esistente, atteso che un’eventuale limitazione della volontà del
beneficiario può giustificarsi solo di fronte all’ineludibile necessità di proteggerlo. E, difatti, le
circostanze che giustificano l’autorizzazione rilasciata sono attentamente descritte prima nell’istanza
e, poi, nel decreto, consentendo al Giudice di ritenere che l’opposizione espressa dalla beneficiaria
alla misura del collocamento in struttura, andasse inquadrata nell’alveo della patologia dalla stessa
sofferta. In questo, si può apprezzare come il Giudice Tutelare, abbia saputo muoversi efficacemente
all’interno di una situazione che, al pari di altre, può non essere facile, proiettando integralmente il
proprio ruolo verso la cura effettiva del beneficiario, in ossequio ai valori sottesi all’istituto dell’AdS
stesso.
Invero, proprio nell’andare parzialmente contro quanto affermato verbalmente dalla beneficiaria si
intravede, nel caso in esame, un modo per tutelarne la dignità: la patologia da cui è affetta portava
con sé il rischio che la beneficiaria intraprendesse delle gravi condotte lesive della sua stessa
incolumità e di quella degli altri, rifiutando, al contempo, la cura e l’assistenza di cui, invece,
necessitava.
Il pronto intervento dell’amministratore di sostegno e del Giudice Tutelare hanno, quindi, evitato il
realizzarsi di infausti eventi, salvaguardando, in questo modo, i beni primari della beneficiaria. Tale
bilanciamento, peraltro, era stato affrontato anche dal Tribunale di Vercelli (decreto del 28.3.2018)
che, nel ritenere il consenso del beneficiario condizione non indefettibile per l’inserimento del
beneficiario in casa di ricovero, aveva altresì specificato che quest’ultimo comunque non determina
una conversione della misura dell’amministrazione di sostegno in tutela.
Si evidenzia, infine, sempre nell’ambito della tutela dell’incolumità e della salute, un ulteriore
spunto di indubbia attualità offerto dal il decreto in esame: a sostegno dell’autorizzazione descritta,
viene posto anche il fatto che lo stato di fragilità psicofisica della beneficiaria, non le consente
l’adozione di diverse misure di protezione per affrontare la pandemia in atto. Nello specifico, il
Giudice ritiene che la beneficiaria non abbia consapevolezza della situazione emergenziale
esistente, uscendo da casa «ignara di limiti e prescrizioni disposte dalle Autorità, in termini di
cautele per sé e per i terzi». In quest’ottica, dunque, il Giudice Tutelare di Udine offre un ulteriore
elemento da considerare, durante l’incessante stato emergenziale, nell’applicazione del criterio
della compatibilità, ponendo attenzione tanto alla salute del beneficiario quanto a quella dei terzi.
Ciò rappresenta un’occasione per ricordarsi le difficoltà che possono angustiare in modo particolare
i beneficiari, quali soggetti fragili della pandemia, e per raccomandare a tutti gli amministratori di
sostegno di mettersi ancor più nei panni dei beneficiari, per tutelarli in maniera stringente in questo
periodo complesso.
Ultimo, ma non certo per interesse, è il disposto che sensibilizza “l’amministratore di sostegno ad
avvalersi della collaborazione e dell’ausilio degli operatori dei servizi socio assistenziali e sanitari e
[NdR financo], unicamente in caso di gravissima necessità, della forza pubblica per i fini di cui al
presente decreto, sempre salvo il rispetto della dignità e della libertà personale della beneficiaria”.
www.assostegno.it
Corso di formazione per ADSV (Amministratore di Sostegno Volontario)
Si ricorda che fino al 30 aprile p.v. sono aperte le iscrizioni
per il corso di formazione promosso da ASST Mantova da
titolo “ADSV A SOSTEGNO DELLA PERSONA FRAGILE -
Come diventare Amministratore di Sostegno Volontario”,
che si terrà presso il Presidio di formazione dell’ospedale C.
Poma nei giorni 6 - 16 - 20 - 26 maggio 2022.
Il corso è gratuito.
Per info scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
335.1353522
Allegati:
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